Presentiamo questa ricerca pubblicata su Clinical Rehabilitation a febbraio 2019.  Tra le sindromi dolorose muscolo-scheletriche, quella miofasciale è sicuramente una delle più frequenti. Comprende un vasto ed eterogeneo gruppo di patologie muscolari che si presentano con dolore muscolare continuo, associato a contrattura, limitazione funzionale e, occasionalmente, a sintomatologia di tipo nevralgico quali parestesie, formicolio e disfunzione vegetativa. Ciò che caratterizza questa condizione sono i trigger point (TP), cioè un’area di ipersensibilità circoscritta di muscolo o fascia-banderella palpabile indurita e dolente alla palpazione.

Trattamento della sindrome miofasciale

L’approccio più corretto da seguire richiede di raggiungere una serie di obiettivi

– rassicurazione del paziente;

– riduzione del dolore;

– promozione del rilassamento muscolare;

– eliminazione dei fattori di predisposizione e mantenimento;

– riapprendimento delle normali funzioni neuromuscolari;

– correzione delle disfunzioni motorie;

– ripristino di un adeguato livello di efficienza fisica;

avendo come obiettivi finali quello di:

– fornire al paziente i mezzi per controllare autonomamente i propri disturbi mialgici;

– prevenire la dipendenza o l’abuso del personale sanitario.

All’interno di questo progetto terapeutico il Kinesio Taping Method può a ben ragione rappresentare uno strumento importante in più ambiti. Questo ricerca ne dà ulteriore conferma.

TITOLO ORIGINALE:  Evidence for kinesio taping in management of myofascial pain syndrome: a systematic review and meta-analysis

FONTI DELLA RICERCA: PubMed, EBSCO, ScienceDirect, Web of Science, Chochrane Library and Physiotherapy Evidence databeses sono stati utilizzati a partire dal Novembre 2018

METODI: studi controllati randomizzati che utilizzavano il KTM come principale protocollo di trattamento per i partecipanti con diagnosi di sindrome da dolore miofasciale. Due ricercatori indipendenti hanno valutato gli articoli, classificando la qualità metodologica utilizzando come strumento la Cochrane risk-of-bias ed estraendone i dati. La valutazione primaria era l’intensità del dolore, la soglia di dolore alla pressione, il range of motion dopo il trattamento e il follow up. La valutazione secondario era la forza muscolare, la disabilità dopo il trattamento e il follow up.

SINTESI DEI DATI: la meta analisi di 20 studi controllati randomizzati che hanno coinvolto 959pazienti, hanno mostrato come il KTM si è rivelato più efficace di altri tipi di trattamenti nel ridurre l’intensità del dolore e nell’incrementare il range of motion dopo il trattamento. Il KTM si è dimostrato superiore anche ad altre tecniche non invasive in relazione al follow up relativo all’intensità del dolore. Non si sono invece apprezzati effetti rilevanti sulla disabilità e sulla funzione.

CONCLUSIONI: Le evidenze statistiche mostrano come il KTM può essere raccomandato per ridurre l’intensità del dolore e incrementare il range of motion in pazienti affetti da sindrome del dolore miofasciale.

Come sempre sottolineiamo nuovamente che il KTM è l’atto conclusivo di un procedimento terapeutico riabilitativo. Se da un lato le ricerche devono essere condotte secondo dei criteri e dei principi standardizzabili e riproducibili, che hanno comunque dato gli importanti risultati di cui sopra, dall’altro la clinica quotidiana permette di approfondire meglio le necessità di ogni singolo paziente personalizzando il trattamento prima e la combinazione di applicazioni specifiche e mirate poi, permettendo spesso risultati anche superiori a quelli testimoniati dalla ricerca.

Per ogni dubbio o richiesta